la piccola luce nella tempesta.

Ok. ora chiudo gli occhi e ascolto il mio cuore – tormentato in questi giorni – e vediamo cosa ne viene fuori.

se c’è una cosa che mi fa arrabbiare di me è che appena succede qualcosa di negativo o spiacevole per me stessa, finisco col dubitare di tutto, di tutti, degli insegnamenti appresi, delle esperienze positive, dei passi avanti, dell’evoluzione. poi mi osservo allo specchio e mi faccio una carezza, povera piccola, penso. sembro una bimba impaurita. sapete, in questi giorni ho capito quanto in verità io sia stata da sempre poco abituata a chiedere una mano. ho sempre quella paura di disturbare, di stancare le persone (specialmente quelle che più stimo), non desidero essere identificata come quella che si lagna e via dicendo. il punto è che questo è il frutto di preconcetti che risalgono alla mia infanzia, quando dire che ero malata provocava qualche sbuffo e fin troppa preoccupazione. non attribuisco colpe a nessuno, anche perchè  se la vita, la mia vita, ha seguito questo tipo di evoluzione, significa che così doveva andare, significa che io stessa ho scelto dovesse andare in questo modo, perchè da certe esperienze dovessi imparare e migliorare. il punto è ora superare certe cose, lasciarsi alle spalle certi tratti e emergere. desidero elevarmi in qualche modo. non pensate a chissà cosa, è una pura e semplice evoluzione dell’animo che in questi giorni ho bistrattato abbastanza. non c’è nessun motivo per cui valga la pena di concentrarmi a parlare dei problemi, delle ansie, delle angosce, quanto piuttosto di ciò che posso imparare da esse. io desidero fidarmi di me stessa, fidarmi del mio corpo e animo che sanno cosa è giusto per me, del cuore e del suo battito stupendo. della mente diffido alquanto, ho imparato per forza di cose e ora – nonostante le angosce – la consapevolezza è nettamente maggiore. sembra banale e assurdo, se non irreale data la paura folle che mi è presa in questi giorni, ma sento che è così. perchè qualcosa dentro me si è fatto strada, forse è una candela accesa, che desidera però non spegnersi ogni qualvolta giunge una folata di vento gelido. sento che la strad è lunga e nulla è perfetto, ma sta proprio qui il bello, trovare la gioia e la serenità nonostante tutto. mi hanno detto che dopo i grandi dolori, le angosce, si nasconde una gioia inaspettata, un passo avanti verso il cammino della Luce e se mi guardo indietro è sempre stato così. ora mi sto chiedendo cosa posso imparare da queste situazioni senza però voler a tutti i costi risolvere ogni più piccola cosa: la perfezione non esiste e ho notato che quando mi ripeto che sono nelle mani di Dio, che Lui sa cosa è giusto per me, che se le cose vanno in questo modo è perchè così devono andare, allora ecco che qualcosa si placa dentro me e posso percepire nuovamente il tepore della candelina che continua a riscaldare il mio essere e dalla quale mi faccio coccolare.      

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Va dove ti porta il cuore…

La vostra natura è la calma. Avete indossato una maschera di irrequietezza, ossia l’inquietudine della vostra coscienza, che trae origine dagli stimoli dei sentimenti. Voi non siete la maschera, siete il puro e calmo Spirito.

Yogananda

Sono scesa dalla macchina e il cielo non prometteva nulla di buono. dopo giorni e giorni di sole forse avremmo beneficiato di un bell’acquazzone pomeridiano. niente di meglio che fare meditazione e scambio reiki con il suono della pioggia di sottofondo, ho pensato. tuttavia l’ora pattuita per l’incontro mi ricordava che ero in anticipo di esattamente un’ora. cosi ho cominciato a vagare all’esterno dell’edificio. la zona alquanto deserta, il primo rombo vicino, segno dell’avvicinarsi del temporale. intravedo due figure che forse riconosco, magari qualcuno dello scambio reiki, così ritorno sui miei passi e le seguo, svolto l’angolo e con disincanto scopro che non si tratta di qualcuno che conosco. tuttavia là in fondo, intravedo i lineamenti della mia Master, indaffarata con borse, borsette, borsone. e penso, toh, che coincidenza. la aiuto nell’impresa e ci ritroviamo all’interno della sala. istantaneamente fuori il tempo peggiora in un attimo e uno scroscio potente cattura la mia attenzione. sta piovendo forte. che meraviglia! una volta preparata la sala con tappetini, cuscinetti, incensi, candele, melodie sognanti, ci ritiriamo di fronte ad una finestra a scambiarci pensieri e parole di vita, amore, spiritualità, e molto altro ancora. è un sottile scambio di confidenze tra donne, di quelli per cui non si avverte nessun genere di imbarazzo o timore del giudizio. e penso che è bello tutto ciò. lasciarsi andare, permettendo alle parole di fluire deliberatamente, mi soffermo ad ascoltare la mia voce: mentre fuori grandina e osserviamo i chicchi bianchi rivestire il giardinetto interno dell’edificio, mi accorgo che sto parlando più lentamente. avverto l’importanza di ciò che dico; è un qualcosa di così importante che merita di essere proferito poco per volta. mi sento esattamente al posto giusto, al momento giusto. tant’è che questo istante diviene il protagonista di un déja vu da parte della mia dolcissima Master. un sorriso e via. regalo un sacchetto di lavanda raccolta la mattina, ancora bagnata di rugiada e ricevo un abbraccio prezioso, pieno di calore e affetto. l’appuntamento di ieri pomeriggio riguardava – oltre al consueto scambio Reiki –  un’interessantissima Danza del sutra del Cuore. un cuore che diviene più leggero, più armonioso, che pone in superficie tutto ciò che lo attanaglia con l’obiettivo di risolverlo e migliorare. per questo motivo la danza può portare con sè, quando ci si ferma e ci si introduce nella fase meditativa, a particolari scoinvolgimenti interiori, immagini che come flash balzano alla mente, confusione del cuore, ma allo stesso tempo pacata armonia, leggerezza, la sensazione che ogni peso è giunto per suggerirci qualcosa. ditemi: 

quante volte – per esempio – camminando per strada riuscite a mantenere l’attenzione su ciò che siete e fate?

non pensate mai un qualcosa tipo: “ecco, adesso la mia mano si sta muovendo avanti e indietro, il mio piede è appena sceso dal marcipiede, la mia bocca ha appena sbadigliato.” quante volte vi avvalete del principio del qui e ora? se provate a fare l’esercizio mentre camminate per strada noterete che l’attenzione che riponete al qui e ora è quasi sempre distorta, si sposta in direzione di pensieri su ciò che dovete fare, che farete, che avete fatto. non si bada molto alla fluidità del corpo, non ci si sente. pare roba da niente, ma è alquanto difficile mantenere focalizzata l’attenzione sul corpo, nel presente, nel momento. eppure una volta che si riempie a compiere questa piccola magia ecco che improvvisamente qualsiasi pensiero svanisce, evapora come per incanto e si ritorna nell’unico vero momento che conta, l’ORA, l’adesso. la mia mente era preda di determinati pensieri ieri, quando ho cominciato a lasciare andare il mio corpo, seguendo con leggerezza i movimenti scanditi dal tempo della melodia, concentrandomi su ogni mio gesto, ecco che ogni pensiero è scomparso.eppure non ho fatto niente di particolare. ho cominciato ad avvertire una serenità diffusa provenire da non so bene dove, probabilmente dal cuore stesso, rigenerato dalla leggerezza con cui si lasciava andare al movimento. ben presente, radicato a terra, il mio corpo ha seguito il ritmo. dopo un’ora di danze giunse il momento della meditazione, seduti in posizione meditativa ci si ascolta. si ascolta il sussurro – a volte impetuoso – del cuore e di ciò che ha da raccontare. appena giunta in questa posizione ho avuto un leggero capogiro, mi sono sentita scossa in tutta la mia interezza, come se un’energia potente mi percorresse da cima a fondo, poi tutto si è placato poco a poco. al suono di campane tibetane che vibravano dentro con solennità, toccando le corde più intime dell’essere, il mio cuore batteva e istantaneamente una vocina interiore mi ha detto questo: non avere paura. questa frase mi ha procurato un sorriso dell’anima. e da quel momento ho cominciato a riavere la fiducia che sentivo di aver un po’ perso nei giorni passati. il mio cuore si è sentito più leggero e aperto al mondo e alla vita. v’è stato un silenzioso e intimo dialogo dentro me, non saprei dire se fosse il mio Sè supremo a parlare o un qualche Angelo da me invocato che mi sta a fianco, fatto sta che ho capito che le cose sarebbero andate meglio. e questo solo perchè ho lasciato scorrere le paure e le angosce. il mio cuore le ha portate in superficie ma allo stesso tempo il mio Sè supremo, che nutre fiducia e amore per il mio essere, le ha sminuite a tal punto da renderle vane. son seguiti tutta una serie di pensieri riguardanti le cose più disparate, una vera confusione. ma il mio cuore era libero dalla paura e poteva affrontare qualsiasi pensiero. solo per questo, ero felice.     

Calm the mind.

IO: Sai io pensavo…tac, tutto si risolve…. Che stupida… devo ancora lavorare su certe cose..
M: eh amore…ci vuole una vita intera………

Mi sono bloccata. Mi sono lasciata andare. Ho lasciato andare il dolore, è venuto a galla non appena mi sono gettata sul letto. Il seguito di una delusione su me stessa generata in mattinata. Un dolore che non ho saputo far scorrere come l’acqua del ruscello. Di solito funziona così, succede poi il pensiero evapora. La mia mente si dice: va beh, è così…  e tutto finisce lì. Questa mattina invece – complice il ciclo imminente e i conseguenti ormoni in subbuglio, l’intestino un po’ così – non sono riuscita a pensare ad altro. In qualche parte della mia mente v’è rimasto quel pensiero. Ed è venuto fuori con tutta la sua forza e irruenza in quel momento, quando sul letto ho sentito il cuore battere, il blocco dell’azione (come lo definisco), l’incapacità di fare qualsiasi cosa. Era tanto che non provavo questa sensazione. Ed io ci sono cascata in pieno. Pam, ecco che giunge e subito pensi che ora niente andrà più bene come prima. E invece quel momento è già passato, evaporato, finito, chiuso. Ho effettuato un po’ di Reiki sulla testa, gli occhi e non appena poggiate le mani sulla nuca ho sentito una pace silenziosa giungere abbastanza rapidamente, in aggiunta alla vibrazione abbastanza accentuata dei palmi delle mani. Il mio corpo necessitava di quella energia che stava buttando fuori sotto forma di negatività, di paura. La mia mente si è calmata, ciò che è rimasto? Il silenzio, misto delusione. Il desiderio di non far niente. E ho capito che è stato come tutte le altre volte. Al momento spaventa, poi pian piano si ritorna a respirare dalla bolla d’acqua in cui si era finiti. Ho trovato un pianto silenzioso, a tratti violento, gettare fuori le ultime tracce di tristezza, la paura di un futuro come qualcuno di cui ho sentito parlare di recente. Non era un pianto di dolore, più che altro un pianto liberatorio. Un pianto di: si, ora che la mente tace il mio corpo butta fuori queste gocce di rugiada, segno dell’azione che ritorna. Il mio corpo ha ripreso a funzionare. Le parole di cui sopra giungono direttamente dalla mia Master, che mi ha rassicurata in qualche modo anche se la tempesta era già passata. Ma è stato meglio così, ho ritrovato la pacata pace da me, senza bisogno di correre subito a parlare con qualcuno. Effettivamente la mia vita non è cambiata di una virgola, quindi suppongo che certe inattività, certe insicurezze non potrò mai superarle se non le affronto. Indi per cui, si ricomincia, con i buoni propositi, con la volontà di fare e rifare. Tenendo ben presente che nessun risultato si ottiene istantaneamente e soprattutto raggirando l’ostacolo.

La felicità è una scelta quotidiana. Non la trovi in assenza di problemi. La trovi nonostante i problemi.
Stephen Littleword     

sometimes you can’t make it on your own

grazie per il tempo pieno
grazie per la te più vera
 grazie per i denti stretti
 i difetti
per le botte d’allegria
per la nostra fantasia…      

 Ritorno al punto di partenza. ad uno dei miei primi scritti: l’amore è vostro. soltanto vostro. nessuno può giudicarlo nè comprenderlo. nessuno all’infuori di chi lo avverte dentro sè. il vento ha portato via ogni traccia di bufera e tutto è stato magico come il primo giorno di primavera. Non abbiamo fatto niente di diverso, forse abbiamo solo vissuto senza pensare a nulla. E le parole mi riescono difficili ora. Pensare che avrei giurato di possederne un intero bagaglio quest’oggi. Il punto è che parlare di sensazioni così belle non è facile. Bisogna trovare le parole adatte o si rischia di cadere nel banale e scontato. Ebbene: io di parole purtroppo non ne trovo. Lascio parlare per me una canzone che il supermercato deserto ha trasmesso casualmente al momento giusto. Lascio parlare per me Bono Vox e le sue canzoni incantevoli. Lascio parlare le mie mani, le braccia, il corpo, che istintivamente si avvicinava al tuo e che, anche se solo per una mano sulla schiena, ha cercato in ogni modo il calore. Fin da questa mattina ho compreso che ho dato troppa importanza a ciò che la gente pensa. Non mi sto mettendo contro tutti, cercando come prima di celare il problema e fingere che sia tutto ok. Il problema persiste ma in un modo o nell’altro muterà. Come già detto, qualcosa dovrà pur succedere. Quindi perché star qui ora, in questa splendida serata silenziosa, in cui il vento pare essersi placato e odo il canto delle cicale dalla finestra, a provare tristezza? Dopo i momenti trascorsi oggi mi risulta impossibile essere in qualche modo triste. E nemmeno desidero esserlo. il tuo spirito mi ha dimostrato che è proteso verso di me, che in qualche modo mi ama, come ha sempre fatto: a modo suo. Con questo tuo cuore che ha sempre fatto fatica ad aprirsi ma che oggi e tante, tantissime altre volte mi ha dimostrato la sua vera natura. ho letto e compreso che tutti veniamo al mondo disponendo di una certa dose di bontà, gentilezza, amore. L’uomo fondamentalmente è buono. Sono le vicende della vita, le vicissitudini, le situazioni, l’insegnamento dei genitori ad alterare questo stato di cose. Ed io riesco a vedere ancora in profondità, nel tuo essere più vero e puro. E ciò che vedo mi piace così tanto. E capisci, questo gli altri non possono vederlo, perché non ti conoscono quanto me. Di te vedono solo alcuni tratti da correggere e una corazza un po’ troppo spessa. E questo è il destino di un po’ noi tutti, quello di sentirci in qualche modo giudicati per quel che siamo, che appariamo. È il profondo che mi incuriosisce veramente. Quello che un cuore non dice, quel silenzio che non risulta insopportabile o imbarazza ma carico di emozione e tacita armonia, quella spontaneità che unisce due mani che si cercano per procedere lungo la medesima strada. 

Sometimes you can’t make it on your own è stata la tua canzone oggi.

trastullo di pensieri.

Cosa posso fare io, fragile guerriera, di fronte alla fortezza di fissazioni, convinzioni, pregiudizi e tristezze che hai costruito attorno a te? dicono che se c’è qualcuno che può far qualcosa, quel qualcuno sono io. ma io ci sto provando, sto lottando da mesi contro un sentimento che invece di aprirsi si allontana sempre più. probabilmente il mio approccio è sbagliato, il punto è che poi arriva il momento in cui sbotto e dico tutto quello che penso, anche in modo piuttosto rozzo e diretto. ma sento che l’unico modo per essere ascoltata è questo e non dovrebbe essere così, ma la tua mente si è chiusa in sè stessa ed io non so più come entrarvi. forse v’è troppa responsabilità in questa storia, in questa vicenda che riguarda te soltanto. forse non sono io destinata a guarirti. forse non guarirai mai e trascorrerai il resto della tua vita senza assaporare l’ebrezza di una passeggiata all’aria aperta o dell’ottimo cibo. ma da cosa guarire in verità? è questo il punto. mi dicono: prova a parlargli. lo faccio da sempre, da anni. il punto è che non ho ancora capito su cosa instaurare un discorso senza sembrare aggressiva e fuori luogo. senza generare quel blocco, quella chiusura che poi lo porta ad allontanarsi da me, quasi a non vedermi. dovei sei in quei momenti? a cosa stai pensando? quanto vorrei che tu mi parlassi. che mi dicessi qualcosa di importante che ti dilania dentro ma che purtroppo non so se riconosci e quindi non so se risolverai mai. vorrei avere la facoltà di prevedere il futuro (anche se potrebbe fare male) e sapere che comunque sia starai meglio. che sarai felice anche tu. non mi importa di sapere se questo compito spetterà a me, se non potrò invece far altro che vederti allontanare sempre più, se qualcun’altro riuscirà ad aprirti il cuore veramente. mi basta sapere che tutto andrà bene per te. riscopro una nuova me in tutta questa vicenda. scopro la giovane donna che non molla, che non fugge di fronte alle avversità, ai problemi. mi stringo in un abbraccio solitario vivendo dell’amore che so provare per questa persona. un amore che fino a poco tempo fa mi diceva di negare tutto, di negare persino il problema, pur di averla accanto. la nuova me ora dice che preferirebbe averlo lontano, non averlo proprio, se questo comporterebbe la sua risalita. non so come, o perchè vi sia questa sensazione nell’aria, ma sento che qualcosa deve succedere. perchè non si può andare avanti così. e nella mia mente continua a balenarmi la frase di una persona importante: a volte è inevitabile. ricordo che in quel momento in cui mi fu detta mi dissi: no, non è possibile. non voglio sia inevitabile. io farò di tutto purchè non sia così. e così quel tutto lo sto ancora cercando. è incredibile che io sia qui a lottare per noi, per te e la tua felicità quando tu nemmeno sei consapevole di tutto ciò. osservo il tuo profilo nella penombra della camera, illuminata solo dall’abat-jour e penso che mi dispiace, non so bene per cosa: un miscuglio di pensieri mi balzano alla mente. penso a quanto ti stai perdendo della vita, a quanto potresti essere felice se solo facessi questo benedetto primo passo verso la luce, a quanto siamo stati felici, a quanto potremmo esserlo, alle promesse del futuro, ai tuoi sorrisi che vedo sempre meno, alla tua pelle così spenta, il cuore assente e la mia presenza inutile. vorrei porre le mie mani attorno alla tua vita, mentre sei di spalle, girato dall’altra parte del letto, e dirti che il mio è solo un modo di aiutarti a tirare fuori tutto il casino che hai dentro, che secondo me hai proprio bisogno di buttarlo fuori, liberarlo e farlo volare alto nel cielo e ricominciare una nuova vita.           

l’albero della nostra vita.

Ispirata dalle soffici parole della cara amica di blog Acquario2012, ho deciso di dedicare un momento particolare, dedicato alla natura che accompagna le mie giornate. la natura che ho sempre amato fin da piccola – essendo cresciuta in campagna, in mezzo a boschi, prati, campi di grano e vite – ma soprattutto la natura che ho riscoperto da qui a due anni circa. v’è un piacevole profumo nell’aria, incenso dello Sri Lanka, segno della meditazione di poco fa. mi immergo in ricordi che si tingono di verde e che, non a caso, assumono le sembianze del chakra del Cuore, dell’immenso amore che provo per ogni più piccolo filo d’erba. è cominciato tutto… non ricordo nè come, nè quando. ricordo solo il perchè, anche se allora non ne ero affatto consapevole. avevo bisogno di un riparo, con il desiderio di poter ritrovare me stessa. quei campi da sempre luoghi di giochi d’infanzia, scoperte incantate, parole confidate a persone a me care, son divenuti un gradito giaciglio per i miei pensieri e il mio cuore. giornalmente ho cominciato a dedicarmi ad essi, percorrendo in particolar modo un sentiero che io reputo segreto, perchè in un certo senso mi piace pensare lo sia, anche se in verità è sotto gli occhi di chiunque si trovi a percorrere quei campi. un sentiero stretto, circoscritto da alberi che non toccano il cielo, ma abbastanza alti, i cui rami possono congiungersi in un tenero abbraccio che invita al silenzio, permettendo al sole di filtrare attraverso le fronde mosse dal vento. si crea una specie di tunnel naturale. ci si sente come se si varcasse la soglia di un mondo magico, incantato, fatato. ed io ci ho provato a chiamare le fate, di tanto in tanto. o qualche elfo, qualche simpatico abitante di quel sentiero, nascosto dietro una foglia o celato lassù, dall’altezza dei tronchi imponenti. mi piace pensare che, a volte, mi abbiano risposto, ponendomi segni e indizi lungo la via. una volta sono persino riuscita a sfiorare con le dita una farfalla e non si è mossa, se ne è rimasta lì, su quella foglia, in attesa di una soffice carezza. subito dopo ho sorriso, grata per quel piccolo dono. dicevo del sentiero magico che mi appresto a percorrere quasi ogni giorno. appena varcata la sua soglia vi trovate qualche iris, fiori di campo e bacche rosse di cui non conosco il nome. da subito gli alberi sussurrano il tuo nome, donandoti un benvenuto pieno di dolcezza. saluto e mi dico: eccomi qua, posso sentire il cric crac delle foglie d’autunno, posso osservare le mie orme impresse nella neve d’inverno, posso udire il canto dei primi uccellini in primavera e l’erba che si fa più vede, posso percepire il canto delle cicale e il profumo di fiori intenso d’estate, quando il caldo è così forte da intensificare l’aroma tutt’intorno. ogni stagione mostra il fascino di quel sentiero breve ma così pieno di ricordi per me. lungo quel percorso ho pianto, ho parlato ad alta voce sapendo di non essere udita da nessun essere umano che non fosse pianta, fiore, insetto, fata. ho sorriso e ringraziato, ho confidato sogni e rivelato segreti. ho trovato amore e comprensione. continuando con la nostra visita guidata, eccoci giunti di fronte ad un albero speciale. lo riconoscereste subito perchè il suo tronco è stretto, alto, e ben in evidenza sul sentiero. inoltre potreste notare proprio di fronte ad esso, una lieve foppa, un’insenatura, generata dal mio corpo che ogni volta mi si ferma davanti, vi si inginocchia per inspirare il profumo del muschio, vi prega. più volte ho stretto le mie mani attorno al suo tronco, osservando le piccole formiche percorrerlo in lungo e in largo, odorando la fragranza di muschio fresco dopo un leggero acquazzone, perdendomi, con il naso volto all’ insù, nella bellezza dei suoi colori, nelle sue fronde perennemente mosse dal vento  ma che immancabilmente resistono agli umori della natura. ed ho capito che le sue radici sono ben salde, per questo  motivo riesce a sopportare qualsiasi avversità. così un giorno gli ho sussurrato: sai, sarò come te. e da allora ho cominciato a guardarmi dentro, ad osservare ciò che si cela nel profondo e che non è possibile vedere ad occhio nudo. ho trovato risposte, ho scovato silenzi, ho posto domande e pregato perchè coloro che amo potessero superare certe avversità. mi sono avvicinata così tanto a Madre Terra da percepirne il profumo intenso e udirne il lieve brusio che da sempre la popola, fatto di insetti, foglie o quant’altro. curiosamente ogni volta che mi sono inginocchiata di fronte al mio albero ponendo delle domande ho scovato proprio lì, a portata di mano, dei piccoli gusci di lumaca vuoti. ne ho raccolti ogni volta, per ogni domanda, per ogni risposta, per ogni silenzio. e così ora ne ho la scatolina piena. accompagnata dai suoni che la natura genera e di tanto in tanto dalle melodie sognanti di Enya, ho trovato me stessa. la sto ancora cercando in verità,  perchè nel momento in cui si decide di andare alla ricerca del Sè si è consapevoli che il viaggio durerà una vita ma va bene così, perchè è questo il bello della scoperta.

Albero, tu che annunci al viaggiatore
la dolcezza della tua presenza
con la tua ampia ombra rinfrescante
e l’aureola della tua essenza,
fa che la mia presenza riveli, nei prati della vita,
la mia influenza dolce e calda di creatura benedetta.

Gabriela Mistral

l’arcobaleno nella tempesta.

 “Possiamo farcela, lo sai,
se stiamo insieme. A volte
diventa buio, ci sono rumori
e silenzi che non possiamo penetrare
dobbiamo solo rimanere vicini,
sentirci vivi uno con l’altro all’alba,
studiarci bene alla luce del sole,
riscaldarci nelle notte tempestose,
cantare i nostri sogni all’oceano stellato
e bisbigliarci le nostre verità all’orecchio.
Troverò abbastanza ragione e speranza per noi,
trova quella e trovane in te e nell’amore stesso,
ce la faremo serenamente, mio caro.”

E’ incredibile come pensassi di conoscere veramente me stessa. ne ero così convinta che quasi mi facevo noia, tanto ero prevedibile. poi invece, un bel giorno, non saprei dire quando ma comunque recentemente, qualcosa avvenne dentro me. poco a poco emerse ciò che celo dentro me, che ho celato nella speranza di poter far funzionare i rapporti con le persone attorno a me, ingannando me stessa e il mio vero Io. ecco spiegato il motivo della perenne insoddisfazione anche quando i nostri litigi sembravano conclusi. v’era qualcosa che non andava e ho capito cosa fosse. per la maggior parte delle volte ero comunque IO a cercarti, io a tentare di spianare la strada, io quella che parlava per ore cercando una soluzione mentre tu avresti evitato tutto questo. così ecco che anche quando eri disposto a chiedere scusa non la sentivo come una cosa vera, semplicemente perchè se in quel contesto ci trovavamo lì era perchè IO l’avevo deciso, non tu. sto imparando a dire di no. a tirarmela un po’ anch’io, anche dopo così tanti anni di fidanzamento. e invertire la rotta e cambiare un comportamento è quasi più difficile per chi questo atteggiamento non lo attribuisce a te, al tuo essere, della serie: “come? tu non fai così di solito..” che se lo ritrova davanti da un momento all’altro senza apparentemente motivo. la mia giustificazione? ero stanca, così si cambia. se sei disposto ad accettare questo mio mutato atteggiamento nei confronti della vita e della nostra relazione ben venga. soddisfatta io in primo luogo, altrimenti pazienza. significa che della vita non hai capito nulla perchè l’uomo è in continua evoluzione, sempre e comunque. specie in certe tappe della vita in cui avverti la sensazione che tante cose debbano mutare, magari non sai bene cosa o forse ne hai un’idea ma non sai come fare nè da dove partire. poi quando cominci a fare quel benedetto passo (che poi è la cosa più difficile secondo me) allora tutto pare in discesa. è l’inazione che frega, quella che genera pensieri nella testa di ciò che vorresti cambiare ma non sai come fare e allora te ne resti lì con la tua insoddisfazione tra le mani senza sapere da dove partire e alla fine non concludi nulla. resta la tristezza di fondo di non essersi saputo addentrare nella vita, però. ebbene, sai una cosa? sono passata all’azione. ho passato mesi a crogiolarmi nel dolore senza sapere perchè. poi una volta compreso ciò che in primo luogo andava mutato ho trascorso altrettanto tempo a cercare di metterlo in pratica con non poche paure. poi un bel giorno lo faccio, quel simpatico primo passo, e comincio a conoscere gente nuova, gente incredibilmente a me affine, inizio un nuovo percorso di studi (senza abbandonare quello precedente) e questo mi rende felice, sogno un futuro con te senza fretta, senza quell’attesa opprimente che mi portava a pensare: “oddio è tardi, dovremmo già essere sotto lo stesso tetto e invece siamo ancora qui a studiare..” e pensieri affini. così a poco a poco la vita raggiunge un certo equilibrio. ecco io vorrei che anche tu trovassi la tua via, il percorso per cui sei venuto al mondo. lo desidero così tanto che sto cercando in tutti i modi di farti capire l’importanza di determinati valori. no, non sono una maestrina o un santone presuntuoso. forse ho solo avuto la fortuna di non avere avuto i disagi familiari che hai vissuto sulla tua pelle in tenera età ma che prima o poi dovrai pur affrontare. ed io attendo solo quel giorno perchè, sono convinta, arriverà. e proverai tanto dolore, perchè è così che deve essere, quel dolore che ti scava dentro nel profondo, lasciandoti una sensazione di vuoto incolmabile che poi vedrai, ti assicuro, potrà essere riempito d’amore e di buoni propositi per il futuro. devi solo saper cogliere l’istante in cui accadrà. nel frattempo ti dico che stasera mi manchi, mi manchi da morire, perchè è da domenica che non ci vediamo, perchè ci sono stati solo silenzi e botte in testa in questi giorni. ma tengo duro perchè è giusto così, perchè devi capire. e se questo è l’unico modo (sempre se servirà a qualcosa) io lo farò, in primo luogo per me stessa. perchè cedendo subito al tentativo di vedersi – facendo finta di nulla – andrei contro il mio essere e i miei propositi, quindi starei male con me stessa. invece oggi, nonostante le discussioni, le parole taglienti e i silenzi, sono stata bene. forse perchè so stare bene con me stessa ed è una sensazione che non provavo da troppo. è bello riscoprirla e non ne avrei mai abbastanza ora. nubi oscure là fuori squarciano il cielo pacifico, ma non si decide a piovere. odo il rombo di un tuono in lontananza e alcune candele mi tengono compagnia nel silenzio della sera. chissà se anche tu stai pensando a me.